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COMUNICATO STAMPA - 09.09.2011

DDL Abolizione Province

Fiasella: "Scelta demagogica che aumenta i costi della Pubblica Amministrazione e ne provoca la disfunzionalità. Proposta indecente perché inutile "

"Il disegno di legge costituzionale per l'abolizione delle Province approvato ieri dal Governo è un atto che giudico grave ed irresponsabile. Grave perché con la modifica del titolo V, parte II, che cancella la parola "Province" dalla Costituzione, il Governo delegittima un livello Istituzionale la cui rappresentanza politica è eletta democraticamente dai cittadini. Inaccettabile  perché si persevera sulla strada della demagogia senza ragionare seriamente su una riforma complessiva dello Stato che tenga conto dell'importanza del governo dell'Area vasta e della prossimità territoriale, i due principi fondanti che stanno alla base della fisionomia costituzionale delle Province. Attraverso l'UPI avevamo rivolto al Governo la richiesta di intraprendere un percorso di riordino istituzionale complessivo dal basso che avesse come protagonisti gli Enti locali, ponendo quali due obiettivi principali il risparmio e l'efficienza dei servizi della Pubblica Amministrazione. Il taglio dei costi che si sarebbe ottenuto imboccando la strada seria della riforma complessiva sarebbe stato molto superiore rispetto a quello che si otterrà invece con l'abolizione delle Province, dettata da una scelta demagogica e contraddittoria. Tale operazione comporterà infatti un aumento dei costi nell'immediato ed una disfunzionalità dello Stato poiché, nella confusione e nell'incertezza, servirà tempo per la riorganizzazione della macchina istituzionale. Si creeranno scompiglio e un aumento di costi, due cose che, in un momento di profonda crisi come quello attuale, il nostro Paese non può assolutamente sopportare. Un esempio concreto è dato dal costo attuale dei dipendenti delle Province che è 2 miliardi e 343 milioni di euro ed aumenterà del 20% a causa del passaggio alle Regioni, secondo l'adeguamento dei contratti attualmente in vigore. Ciò che però con il DDL si vende come immediato risparmio è legato ai costi della politica: faccio presente che già con l'attuale manovra finanziaria i  4000 amministratori provinciali passeranno a 1700 ed i relativi costi da 113 milioni di euro arriveranno a 35 milioni. Deve essere inoltre chiaro che con il DDL non si toglie la parte politica ma la possibilità di eleggerla democraticamente perché ad essa verranno sostituite cariche nominate ed enti di secondo livello, in numero maggiore rispetto alla Province e di cui ad oggi non si conosce il costo. Sono pronto a scommettere che gli Enti di secondo livello, nella composizione dei quali si terrà conto dell'omogeneità dei Comuni, saranno almeno 3 volte le attuali Province. Si è pronti a sostituire 100 Presidenti di Provincia eletti dai cittadini con almeno 300 Enti di secondo livello, non votati ma nominati dalla politica. Di fronte a questo scenario confuso pongo alcune domande precise:  Perché non si è voluto mettere mano al riordino complessivo dello Stato? Perchè non si sono voluti razionalizzare i maggiori centri di costo della politica italiana? Perché si è dato in pasto ai cittadini il tema demagogico dell'abolizione delle Province rinunciando scientemente al riordino ed all'ammodernamento della Pubblica Amministrazione che è ciò di cui maggiormente necessita il nostro Paese per affrontare la grave crisi che lo affligge? Il Sistema Paese ha bisogno, oggi più che mai, della vicinanza rispetto al territorio e deve mostrarsi pronto a una ripresa economica e sociale che non può prescindere dal protagonismo dei territori stessi. Per questi motivi giovedì 15 settembre sarò a Roma, insieme agli altri Presidenti di Provincia, a protestare contro una proposta che definisco indecente senza mezzi termini perché inutile e demagogica."
 

Marino Fiasella, Presidente dell'Unione Regionale Province Liguri

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