Venerdì 26 agosto a Bolano, presso l'oratorio dei santi Antonio e Rocco, è in programma una nuova importante tappa del festival di musica organaria "Il suono del tempo", parte fondante del cartellone estivo "I luoghi della musica", promosso dalla Provincia. La serata è dedicata al rapporto fra canto ed organo nella musica sacra. Il maestro Wladimir Matesic sarà all'organo, alla voce Astrea Amaduzzi, soprano, straordinaria interprete e a sua volta anche musicista. In programma ci sono musiche del repertorio sacri fra '600 e '700. La serata di musica organistica fa capo ad una ricca rassegna, promossa dall'associazione Cesar Franck, diretta dal maestro Ferruccio Bartoletti, spezzino. L'ingresso è libero, grazie al supporto della Provincia, attraverso l'assessore Paola Sisti: «Anche se la storia non potrà mai spiegarci esattamente il senso della musica, la musica può dirci qualcosa sulla storia": queste parole, scritte dal musicologo americano Alex Ross, esprimono alla perfezione un concetto che si addice più che mai al mondo organaro e alla musica organistica». L'organo che ascolteremo suonare a Bolano è un Tommaso Roccatagliata del XVIII secolo. In programma musiche di M. Monteverdi, G. F. Haendel, J.S. Bach, W.A. Mozart, G. Verdi. La prossima tappa del cartellone sarà a Ossegna di Maissana sabato 24 settembre alle ore 21,15, nella chiesa di San Michele Arcangelo. Ascolteremo suonare un organo di autore anonimo ligure del XIX secolo. Il maestro Ferruccio Bartoletti proporrà musiche di Frescobaldi, Sweelinck, Buxthude, Bach. Ingresso libero. «Quest'anno ricorre il 150° anniversario della nascita dell'Italia, e nulla come la cultura ed i beni artistici ed umanistici esprime l'unità di un popolo e rappresenta la sua più grande ricchezza - spiegano Provincia e Cesar Franck - celebrare questo anniversario significa riconoscere le differenti manifestazioni artistico-culturali confluenti nell'alveo di uno spirito unitario che trova espressione attraverso la conoscenza e l'amore del territorio. Per questo motivo in particolare ci vogliamo dedicare alle nostra ricchezza culturale, a tutta la cultura che l'uomo ha elaborato nei secoli per arrivare a far gioire noi, adesso, in questo stesso momento, di questa immensa bellezza che abbiamo ereditato gratuitamente. La provincia della Spezia, particolarmente ricca di beni artistici musicali, comprende un centinaio di strumenti di grande valore organario. In questo nostro percorso alla scoperta degli antichi organi, ascolteremo strumenti della scuola organara toscana come Agati e Paoli, lombarda come Cavalli di Lodi e diversi organi settecenteschi liguri. I musicisti, che appartengono alla eccellenza italiana e internazionale, ci offriranno la possibilità di scoprire la letteratura che è stata scritta per questa tipologia di strumenti, e così ci guideranno anche alla scoperta del nostro territorio». La Franck è una eccellente realtà, che si batte per salvare dal degrado e dall'abbandono gli antichi organi della provincia, attraverso restauri conservativi, che permettano ancora di sentire il loro suono suggestivo. Dalla sua nascita (1991) la Franck ha partecipato a restauri e manutenzioni straordinarie di oltre 30 strumenti. La provincia della Spezia è uno dei territori con una maggior concentrazione di strumenti storici a livello nazionale. Grazie alla sua posizione geografica, ha avuto influenze di diverse scuole. Nel '600 Hermans, gesuita olandese e organaro errante, partecipò alla creazione della scuola ligure. Alla luce dei documenti finora conosciuti e delle testimonianze dirette di alcuni particolari costruttivi si può ricondurre l'origine della scuola organaria ligure all'attività lasciata da questo illustre maestro con organari come Roccatagliata, Ciurlo e Piccaluga. Fino all'800 operarono nel territorio organari lombardi (Serassi, Lingiardi, Bianchi e Cavalli) e toscani ( Agati, Tronci, Paoli). Nel '900 organari come Gaetano Cavalli di Lodi, Giovanni Tamburini di Crema, e ancora Vegezzi, Bossi, Balbiani. «La particolarità del territorio spezzino, già nella prima metà dell'Ottocento, consiste in una grande concentrazione di organi provenienti dalla Bottega Serassi, la più importante casa organaria tra il Settecento e l'Ottocento - spiega Bartoletti - è da rilevare che nonostante la povertà della popolazione dell'epoca furono più volti scelti i Serassi. Data la altissima qualità costruttiva, il costo di questi organi era superiore a quello di molte altre botteghe organarie. E quindi è singolare l'impegno e lo sforzo economico che le comunità affrontarono per avere organi belli e di ottima fattura da ascoltare nelle loro chiese. Attualmente, dei sedici organi costruiti, se ne conservano intatti cinque. Gli altri hanno subìto manomissioni posteriori. Tra i cinque spiccano l'organo della Pieve di Marinasco e quello della Chiesa SS. Giovanni e Agostino.
Nel rispetto di coloro che, privilegiando la qualità, acquistarono questi pregevoli strumenti, abbiamo il dovere di farli vivere e consegnarli "nella loro integrità" ai posteri».