Venerdì 21 gennaio l'Assessore provinciale alla Difesa del Suolo Maurizio Giacomelli incontrerà in Provincia il direttore dell'Istituto di ricerca per la protezione geologica del CNR e l'Ordine dei Geologi per approfondire le questioni relative al dissesto idrogeologico del territorio.
"E' mia intezione - dichiara Giacomelli - portare successivamente all'attenzione della Regione Liguria quanto emergerà dal tavolo tecnico che ho organizzato ed aprire il confronto con tutti i Comuni del territorio, a partire da quelli maggiormente colpiti dalle ultime alluvioni. Non c'è dubbio infatti che le questioni connesse al dissesto idrogeologico che ha colpito il nostro territorio, le frane che hanno sgretolato colline, spazzato strade, isolato frazioni e costretto numerose famiglie ad abbandonare le proprie case siano centrali e prioritarie. Le problematiche emerse non possono che inquadrarsi da un lato nell'aumento e nella concentrazione di eventi piovosi eccezionali che si stanno registrando negli ultimi anni e con cui dovremo imparare a convivere e dall'altro, senza alcun dubbio, nella fragilità intrinseca del territorio caratterizzato da terreni in genere molto fragili, con pendenze elevate e con una scarsa manutenzione anche da singoli cittadini. La presenza di colline molto vicine al mare o al fiume Vara-Magra rendono lo spezzino un territorio ad alta energia sul piano geomorfologico ma anche di grande fragilità dove il trasporto di materiali detritici verso valle assume un significato particolarmente importante in occasione di eventi piovosi anche di non grande entità portando a vere e proprie forme di colate detritiche che portano all'ostruzione dei canali e delle opere di smaltimento delle acque, trasformando zone del territorio in vere e proprie "bombe d'acqua". Concordo con tutti coloro che in questi giorni hanno evidenziato la necessità di dare rapidamente avvio ad una seria riflessione su come il dissesto idrogeologico e la difesa del suolo siano sempre più un problema ineludibile e non più rimandabile, come la messa in sicurezza del territorio sia, senza ombra di dubbio, la grande opera pubblica prioritaria del nostro Paese. Servono serie e concrete politiche nazionali accompagnate da adeguate risorse per mettere in atto una seria programmazione volta alla messa in sicurezza del territorio. Tutto ciò va evidenziato con forza. Ma non c'è dubbio che anche a livello locale la politica della gestione del territorio, da subito, è chiamata a fare un salto di qualità. Da anni sono presenti strumenti come i Piani di Bacino attraverso i quali sono state prodotte mappature delle zone a rischio frane, pianificate azioni di conservazione e difesa del suolo, una corretta utilizzazione delle acque finalizzate a favorire interventi di riduzione del rischio idrogeologico. Domando però: alla prova dei fatti i piani di bacino si sono dimostrati all'altezza dei problemi connessi agli ultimi eventi alluvionali? Le norme del PTC definiscono già puntualmente i rapporti del piano con la pianificazione di bacino, sottolineano come le nuove urbanizzazioni non debbano contribuire ad aggravare eventuali situazioni di pericolosità già rilevate. Le norme del PTC vincolano in questo senso i contenuti dei Piani Urbanistici Comunali. Non partiamo, come qualcuno ha voluto affermare in questi giorni, da zero. Ma alla prova dei fatti tutto ciò è sufficiente? Alla prova dei fatti i piani di bacino si sono dimostrati all'altezza della situazione? Su tutto ciò non c'è dubbio che vada avviata una rapida ed attenta riflessione. Serve avviare un grande piano di analisi, uno studio generale del territorio. Serve mettere in campo azioni capaci di analizzare i versanti in maniera organica e approfondita. E' necessario studiare la stabilità dei versanti secondo una metodologia moderna che tenga conto dello strato superficiale e dell'interazione acque. Questo il motivo per cui ho colto la proposta del Sindaco di Ameglia Umberto Galazzo ed ho organizzato il tavolo tecnico con il CNR e l'Ordine dei Geologi."